Alchimie etiliche in Gaston Bachelard
DOI:
https://doi.org/10.52521/mdn9z370Parole chiave:
Metafisica del vino, Alchimia vegetale, Intimità materiale.Abstract
La ricezione di una sostanza intima implica una materialità del profondo. Il vino, materia prima e non materiale, è aperto dalla Filosofia dell'Immaginario di Gaston Bachelard. Una cosmologia dell'infinito inizia dalle essenze, i significati e i sensi che appartengono agli archetipi degli assoluti dell'interiore. Da queste categorie deriva una grande classificazione sull'immaginazione materiale e sulle riflessioni materiali. Il gusto e il senso del vino, nella prospettiva bachelardiana, sono esperienze profonde e quasi inconsce. L'inconscio appare nel colore ma, tra il rosso sanguinoso e il liquido dorato, l'inconscio sostiene l'alchimia modellatrice del senso. Un'alchimia, che non cerca il raccolto dell'uva ma cerca la sonnolenza filosofa nella materia fiammeggiante. In questo caso, la concezione del vino avviene in una prospettiva socio-ontologica che lei sviluppa oltre banchetti e simposi. L'incontro avviene nel materiale intimo, in un materiale dispiegato dall'immaginario. L'oggetto sociale diventa la voce di un'ontologia cosmica, sviluppata da una dialettica tra materiale e profondità. In questa lezione, la Fenomenologia del vino e la Metafisica sono entrambe prodotti immaginari di una visione teorica.
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